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Democrazia formale e democrazia sostanziale
Di g4brIel
Creato 20/03/2006 - 15:13

La tenzone televisiva tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi induce a riflessioni attente sul tema della collocazione nel sistema democratico dei mezzi di comunicazione di massa.

E'oramai evidente a mio parere che la speculazione teorica sui poteri costituzionali necessiti di una rivisitazione che adegui la visione montesquieuiana alla società del Duemila.

Come il "Citizen Kane" di Orson Wells inquietantemente intuisce,accanto ai tre poteri tradizionali si staglia un nuovo potere,il potere mediatico,che gli scienziati sociali hanno da poco assoggettato ad analisi attentive tali da coglierne la specificità e la individualità come elemento agente nella dinamica costituzionale.

Dunque il potere mass-mediatico come Quarto Potere;ma,e qui a mio avviso l'ulteriore avanzamento teoretico,come Quarto Potere in senso tecnico-giuridico,cioé tecnico-costituzionale.Non un Quarto Potere che-è naturale-è riconosciuto de facto come agente di straordinaria capacità di influenza sul processo sociale e democratico,ma un Quarto Potere,de iure,in senso tecnico-costituzionale come pilastro della democrazia assieme alla tradizionale triade formata da Potere Legislativo,Potere Esecutivo,Potere Giurisdizionale;e come potere in senso tecnico-costituzionale, pertanto,dagli altri Poteri necessariamente separato,e come gli altri Poteri assoggettato alla Legge e,specialmente,alla Costituzione.

Comprendere la necessità di questo sviluppo del pensiero politico-costituzionale è di vitale rilievo a mio parere se si ambisce a costruire una democrazia sostanziale.

E infatti:democrazia in senso formale è il sistema politico in cui le decisioni sono adottate sulla base delle determinazioni della volontà del popolo,che è sovrano(superiorem non recognoscens).Ma è ancora una nozione meramente formale di democrazia definizione soddisfacente per il giurista e lo scienziato politico?Evidentemente,se mai lo sia stata,non lo è in questo contesto storico-sociale.Ed infatti,all'ombra del sistema democratico in senso meramente formale,si sviluppano alternativi e autoreferenziali assetti di potere partitici,economici,militari,di intelligence che concretamente realizzano una intensa rete impenetrabile di controllo occulto della società,sostanzialmente esente da ogni legittimazione popolare;insomma,dietro la democrazia in senso formale,può dissimularsi una dittatura o quanto meno una ristretta oligarchia in senso sostanziale.

Non essendo dunque appagante la nozione di democrazia in senso formale,è necessario ricercare una alternativa.E questa è a mio avviso la democrazia in senso sostanziale.Tuttavia,quando si muove dal certo e rassicurante terreno delle definizioni formali,di per sé obiettive e insuscettibili di interpretazioni contrastanti,a quello friabile e infido delle definizioni sostanziali,il discorso necessita di precisazioni anche di ordine metodologico;perché nelle scienze sociali,analizzandosi fenomeni non universalmente e infinitamente ripetibili,se si mira a conseguire risultati comunemente accettabili e dotati di qualche valore euristico,è indispensabile chiarire l'itenerario logico e assiologico che conduce alle conclusioni cui si ritiene di pervenire.

Orbene:la mia analisi prende le mosse dalla semplice considerazione che affinché possa parlarsi di libero consenso,esso deve essere altresì consapevole.La consapevolezza è precondizione del libero consenso;e questa verità è incorporata nel codice civile,laddove è previsto l'annullamento del contratto per i tre fondamentali vizi del conseso(errore,violenza,dolo).Se valutiamo che la polis,la comunità politica,discende da un pactum unionis,è certo lecito trasferire queste categorie giusprivatistiche al campo speculativo politico-costituzionale.

E dunque:quando può il consenso dirsi pieno,perfettamente consapevole?Certamente soltanto nel momento in cui i cittadini,i titolari del diritto di voto-enfaticamente,il popolo-siano liberi di formarsi una propria opinione;altrimenti,stiamo parlando di nulla;stiamo parlando di demagogia,di aleocrazia,di manipolazione del consenso.Perché è inaccettabile sostenere che il fascismo in Italia godeva del consenso del popolo?Perché non c'erano strumenti per concepire il pensiero dissenziente.Perché non c'era contraddittorio.Perché non c'era consapevolezza dell'alternativa,in una notte dove tutte le vacche sono nere.Al più,c'era assenso,istupidito assenso.

E dunque,la democrazia in senso materiale,se è palese che possono esservi ai confini della nozione spazi aperti su cui ciascuno potrà argomentare in via differente,ha questo nucleo che ritengo generalemente condivisibile:il libero consenso dei cittadini fondato sulla consapevolezza degli avvenimenti concreti,dei dati economici obiettivamente rilevati,delle tesi dei partiti che formano la vita politica del Paese,delle relazioni ed analisi tecniche delle persone e degli enti o istituti accreditati.

Ove mai quanto precede fosse condiviso,quanto la Repubblica sarebbe in pericolo!

Quanto la legge Gasparri sarebbe inadeguata a garantire il pluralismo informativo!

E allora quali i rimedi per ricuperare una democrazia in senso sostanziale?

Certamente l'introduzione di regole certe per il confronto tra gli uomini politici:si deve mirare non già a spettacolarizzare i confronti dialettici con claque e scrosci di battimani,ma a rendere pienamente comprensibile alle persone quanto i singoli rappresentanti delle forze politiche in televisione intendono fare per risolvere i problemi dei quali si tratta.

Questo su un piano di mera etichetta e di format dei programmi.

A monte,sarebbe necessario smantellare il sistema sedimentatosi finora;in cui lo Stato ha 3 reti,e un privato altre tre.Introducendo invece di questo vergognoso duopolio una piena ed effettiva concorrenza tra le televisioni private sulle reti non statali,ponendo severi tetti alle quote di etere cumulabili in capo al medesimo imprenditore,vietando concentrazioni e pratiche concordate.Introducendo una rigida disciplina sul palinsesto e approntando codici deontologici severi per i giornalisti radiotelevisivi.

Ma per completare la costruzione di una moderna democrazia in senso sostanziale è necessaria anche un'acquisizione di ordine teorico-costituzionale:il riconoscimento del Potere Delle Telecomunicazioni,chiamiamolo Potere Mediatico,come quarto Potere,a fianco dei tre tradizionali.Acquisizione che,postulata,produce una conseguenza che ne discende logicamente:l'assoluto divieto per i titolari delle reti private(e per gli stessi giornalisti che occupano gli spazi più sensibili da individuare secondo regole di dettaglio)di partecipare all'agone politico,interferendo con gli altri poteri costituzionali.

Una regola questa,che già esiste per i magistrati,che devono applicare la legge in maniera imparziale e che terzi devono essere e anche apparire;in pari modo,imprenditori televisivi,che gestiscono risorse limitate(a differenza dei giornali,che con un capitale non eccessivo possono essere liberamente commercializzati)come l'etere e che hanno la capacità di introdursi nelle case di milioni di italiani hanno il dovere di rendere le informazioni in modo imparziale,e di essere nonché di apparire terzi di fronte alla Nazione.

La regola per i magistrati sarebbe da irrigidire;per gli imprenditori televisivi,beh,parliamo de jure condendo.

Non rituale speranza esprimo che l'Autorità Garante per le Comunicazioni divenga effettivamente interprete del vitale compito che le è affidato dal sistema;e che,infine,il nostro Paese cessi d'essere com'è ora una tremenda anomalia;

quasi un parossistico modellino costituzionale,un estremo caso di scuola,un inquietante e affascinante gioco mentale:come sarebbe una democrazia del terzo millennio se qualcuno riuscisse a impossessarsi di tutti i mezzi di comunicazione di massa?

GABRIELE TROMBETTA


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