La meglio gioventù. A me non è piaciuto
La meglio gioventù”, il film di Marco Tullio Giordana (premiato con il David di Donatello nel 2001 per la sceneggiature de “I cento passi” ) che si è aggiudicato il premio per la sezione “Un certain regard” al Festival di Cannes 2003, concepito per la televisione, data la sua insolita lunghezza (circa sei ore), ma portato sugli schermi durante l’estate diviso in due parti, è stato definito (Ciak, luglio 2003) “un grande affresco popolare. Marco Tullio Giordana racconta 40 anni di storia italiana con sincerità, passione e profonda partecipazione emotiva”. A me non è piaciuto.
In sei ore e dieci minuti di film, che la Rai ha trasmesso suddiviso in quattro puntate da un’ora e mezza ciascuna, scorrono sul piccolo schermo della tv quaranta lunghi e significativi anni di storia italiana. Anni di formazione e di crescita per una gioventù, la meglio gioventù (?), che quegli anni e quei cambiamenti che a quegli anni, nel bene e nel male, si sono accompagnati, li ha vissuti e subiti sulla propria pelle e di cui, cinquantenni e sessantenni di oggi, portano ancora segni profondi nell’animo. La vicenda della famiglia Carati, padre, madre e quattro figli, segue di pari passo le vicende storiche dell’Italia dal 1966 ai giorni nostri, svolgendosi secondo due piani di sviluppo, uno spaziale e uno temporale, intersecantisi l’uno con l’altro. Il piano spaziale è costituito dalle tre città, Torino, Roma, Palermo, contemporaneamente campo d’azione dei protagonisti ed emblema dell’Italia che cambia presa da tutti i suoi punti di vista, dal Nord, dal Centro e dal Sud; il piano temporale, incrociante continuamente quello spaziale, è rappresentato dal lento scorrere del tempo, dell’inesorabile susseguirsi degli avvenimenti che hanno segnato il cammino dell’Italia e dalle modalità con cui i membri della famiglia Carati si adeguano a tali cambiamenti e li vivono, a volte accettandoli, a volte scontrandosi con essi, altre volte subendoli. Tali piani di sviluppo non riescono a creare quello che doveva essere lo sfondo significativo per lo svolgimento e la comprensione della storia: questo sfondo risulta sbiadito, fatiscente, una sorta di scenografia finta, appiccicata, priva di vitalità propria, manca la cura di particolari, quali la giusta attenzione alla luce, alla fotografia, alla musica che sono strumenti fondamentali per ricreare o almeno provare a restituire all’occhio dello spettatore, che quegli anni li ha vissuti, le atmosfere degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta, che sono diverse le une dalle altre, ognuna con le sue caratteristiche, i suoi colori, i suoi miti, le sue mode. Anche lo scorrimento delle vicende storiche non è lineare, ma spezzato, frammentario, suddiviso in momenti come una sorta di catalogo riassuntivo (cosa che, forse, dipende dalla divisione del film in quattro puntate e che contribuisce ad accentuare questo senso di separazione). Il tentativo di seguire la storia italiana attraverso le vicende di una famiglia, o meglio, attraverso le singole vicende dei suoi membri, attraverso le loro scelte, le loro decisioni, le loro difficoltà e gli ostacoli del loro cammino, attraverso i loro incontri, che dovrebbero essere le vicende, le scelte, le decisioni, le difficoltà, gli ostacoli, gli incontri di quegli Italiani che hanno vissuto quella storia, desolatamente fallisce, deludendo le aspettative. Domina il senso che qualcosa è incompleto e incompiuto, di un discorso che resta aperto e che non verrà mai chiuso: l’ambizioso progetto di seguire la storia degli ultimi quarant’anni dell’Italia e intrecciarla per renderla forse più vicina e più comprensibile anche a chi oggi ha vent’anni, resta quello che è, ambizioso. L’analisi storica è superficiale, divenendo un distratto sottofondo limitato ad una semplice scansione cronologica; la storia della famiglia è altrettanto incompleta, un continuo ingarbugliarsi e non risolversi, storie iniziate e lasciate a metà , che sembrano apparentemente finite e che in realtà non sono concluse, ma messe frettolosamente da parte.

Re: La meglio gioventù. A me non è piaciuto
forse è meglio che il film tu te lo riveda,perchè io credo che con 2 o 3 film in 30 anni che vivo "la meglio gioventù" sia uno dei migliori film che il cinema abbia mai prodotto.I personaggi hanno uno spessore non indifferente e sembrano usciti dalla penna di un poeta romantico.Gli eventi storici narrati hanno un filo logico preciso,la rivoluzione culturale,gli anni di piombo,il boom economico e il successivo regredimento dell\'economia con il licenziamento degli operai della fiat. le B.R. quelle vere...il dramma dei malati di mente che x anni non erano curati x ciò che avevano ma solo genericamente etichettati "schizzofrenici". IO penso che quel film sia un vero capolavoro e credo che la tv abbia rovinato tutto tagliandolo in 4 parti(io l'ho visto al cinema in 2 parti). Sinceramente QUESTO FILM LO CONSIGLIO A CHIUNQUE ABBIA VOGLIA DI VEDERE UN GRANDE FILM.