Democrazia formale e democrazia sostanziale
La tenzone televisiva tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi induce a riflessioni attente sul tema della collocazione nel sistema democratico dei mezzi di comunicazione di massa.
E'oramai evidente a mio parere che la speculazione teorica sui poteri costituzionali necessiti di una rivisitazione che adegui la visione montesquieuiana alla società del Duemila.
Come il "Citizen Kane" di Orson Wells inquietantemente intuisce,accanto ai tre poteri tradizionali si staglia un nuovo potere,il potere mediatico,che gli scienziati sociali hanno da poco assoggettato ad analisi attentive tali da coglierne la specificità e la individualità come elemento agente nella dinamica costituzionale.
Dunque il potere mass-mediatico come Quarto Potere;ma,e qui a mio avviso l'ulteriore avanzamento teoretico,come Quarto Potere in senso tecnico-giuridico,cioé tecnico-costituzionale.Non un Quarto Potere che-è naturale-è riconosciuto de facto come agente di straordinaria capacità di influenza sul processo sociale e democratico,ma un Quarto Potere,de iure,in senso tecnico-costituzionale come pilastro della democrazia assieme alla tradizionale triade formata da Potere Legislativo,Potere Esecutivo,Potere Giurisdizionale;e come potere in senso tecnico-costituzionale, pertanto,dagli altri Poteri necessariamente separato,e come gli altri Poteri assoggettato alla Legge e,specialmente,alla Costituzione.
Comprendere la necessità di questo sviluppo del pensiero politico-costituzionale è di vitale rilievo a mio parere se si ambisce a costruire una democrazia sostanziale.
E infatti:democrazia in senso formale è il sistema politico in cui le decisioni sono adottate sulla base delle determinazioni della volontà del popolo,che è sovrano(superiorem non recognoscens).Ma è ancora una nozione meramente formale di democrazia definizione soddisfacente per il giurista e lo scienziato politico?Evidentemente,se mai lo sia stata,non lo è in questo contesto storico-sociale.Ed infatti,all'ombra del sistema democratico in senso meramente formale,si sviluppano alternativi e autoreferenziali assetti di potere partitici,economici,militari,di intelligence che concretamente realizzano una intensa rete impenetrabile di controllo occulto della società,sostanzialmente esente da ogni legittimazione popolare;insomma,dietro la democrazia in senso formale,può dissimularsi una dittatura o quanto meno una ristretta oligarchia in senso sostanziale.
Non essendo dunque appagante la nozione di democrazia in senso formale,è necessario ricercare una alternativa.E questa è a mio avviso la democrazia in senso sostanziale.Tuttavia,quando si muove dal certo e rassicurante terreno delle definizioni formali,di per sé obiettive e insuscettibili di interpretazioni contrastanti,a quello friabile e infido delle definizioni sostanziali,il discorso necessita di precisazioni anche di ordine metodologico;perché nelle scienze sociali,analizzandosi fenomeni non universalmente e infinitamente ripetibili,se si mira a conseguire risultati comunemente accettabili e dotati di qualche valore euristico,è indispensabile chiarire l'itenerario logico e assiologico che conduce alle conclusioni cui si ritiene di pervenire.
Orbene:la mia analisi prende le mosse dalla semplice considerazione che affinché possa parlarsi di libero consenso,esso deve essere altresì consapevole.La consapevolezza è precondizione del libero consenso;e questa verità è incorporata nel codice civile,laddove è previsto l'annullamento del contratto per i tre fondamentali vizi del conseso(errore,violenza,dolo).Se valutiamo che la polis,la comunità politica,discende da un pactum unionis,è certo lecito trasferire queste categorie giusprivatistiche al campo speculativo politico-costituzionale.
E dunque:quando può il consenso dirsi pieno,perfettamente consapevole?Certamente soltanto nel momento in cui i cittadini,i titolari del diritto di voto-enfaticamente,il popolo-siano liberi di formarsi una propria opinione;altrimenti,stiamo parlando di nulla;stiamo parlando di demagogia,di aleocrazia,di manipolazione del consenso.Perché è inaccettabile sostenere che il fascismo in Italia godeva del consenso del popolo?Perché non c'erano strumenti per concepire il pensiero dissenziente.Perché non c'era contraddittorio.Perché non c'era consapevolezza dell'alternativa,in una notte dove tutte le vacche sono nere.Al più,c'era assenso,istupidito assenso.
E dunque,la democrazia in senso materiale,se è palese che possono esservi ai confini della nozione spazi aperti su cui ciascuno potrà argomentare in via differente,ha questo nucleo che ritengo generalemente condivisibile:il libero consenso dei cittadini fondato sulla consapevolezza degli avvenimenti concreti,dei dati economici obiettivamente rilevati,delle tesi dei partiti che formano la vita politica del Paese,delle relazioni ed analisi tecniche delle persone e degli enti o istituti accreditati.
Ove mai quanto precede fosse condiviso,quanto la Repubblica sarebbe in pericolo!
Quanto la legge Gasparri sarebbe inadeguata a garantire il pluralismo informativo!
E allora quali i rimedi per ricuperare una democrazia in senso sostanziale?
Certamente l'introduzione di regole certe per il confronto tra gli uomini politici:si deve mirare non già a spettacolarizzare i confronti dialettici con claque e scrosci di battimani,ma a rendere pienamente comprensibile alle persone quanto i singoli rappresentanti delle forze politiche in televisione intendono fare per risolvere i problemi dei quali si tratta.
Questo su un piano di mera etichetta e di format dei programmi.
A monte,sarebbe necessario smantellare il sistema sedimentatosi finora;in cui lo Stato ha 3 reti,e un privato altre tre.Introducendo invece di questo vergognoso duopolio una piena ed effettiva concorrenza tra le televisioni private sulle reti non statali,ponendo severi tetti alle quote di etere cumulabili in capo al medesimo imprenditore,vietando concentrazioni e pratiche concordate.Introducendo una rigida disciplina sul palinsesto e approntando codici deontologici severi per i giornalisti radiotelevisivi.
Ma per completare la costruzione di una moderna democrazia in senso sostanziale è necessaria anche un'acquisizione di ordine teorico-costituzionale:il riconoscimento del Potere Delle Telecomunicazioni,chiamiamolo Potere Mediatico,come quarto Potere,a fianco dei tre tradizionali.Acquisizione che,postulata,produce una conseguenza che ne discende logicamente:l'assoluto divieto per i titolari delle reti private(e per gli stessi giornalisti che occupano gli spazi più sensibili da individuare secondo regole di dettaglio)di partecipare all'agone politico,interferendo con gli altri poteri costituzionali.
Una regola questa,che già esiste per i magistrati,che devono applicare la legge in maniera imparziale e che terzi devono essere e anche apparire;in pari modo,imprenditori televisivi,che gestiscono risorse limitate(a differenza dei giornali,che con un capitale non eccessivo possono essere liberamente commercializzati)come l'etere e che hanno la capacità di introdursi nelle case di milioni di italiani hanno il dovere di rendere le informazioni in modo imparziale,e di essere nonché di apparire terzi di fronte alla Nazione.
La regola per i magistrati sarebbe da irrigidire;per gli imprenditori televisivi,beh,parliamo de jure condendo.
Non rituale speranza esprimo che l'Autorità Garante per le Comunicazioni divenga effettivamente interprete del vitale compito che le è affidato dal sistema;e che,infine,il nostro Paese cessi d'essere com'è ora una tremenda anomalia;
quasi un parossistico modellino costituzionale,un estremo caso di scuola,un inquietante e affascinante gioco mentale:come sarebbe una democrazia del terzo millennio se qualcuno riuscisse a impossessarsi di tutti i mezzi di comunicazione di massa?
GABRIELE TROMBETTA
Commenti
sarei felice di ricevere l'opinione di qualke collega,se mai ve ne fossero(colleghi e opinioni,intendo..)

gabriele
Condivido a pieno quanto da te esposto nell’articolo. Respiriamo a stento succubi delle furbe manipolazioni di un regime mediatico. Regime al quale, ormai, non so più neanche collegare un solo nome. Le leggi sul pluralismo dell’informazione, di cui non conosco le precise disposizioni ma ne percepisco i dannosi effetti giorno per giorno, hanno l’aria più di grida manzoniane, ridicolmente inascoltate,piuttosto che regole di uno stato civile. diritto privato mi ronza ancora nel cervello, propongo una riflessione azzardata:con il Dlgs 50/92 lo Stato ha riconosciuto una qualche forma di tutela, che per quanto ancora parziale e non del tutto efficace, tuttavia importante per il consumatore nei contratti negoziati al di fuori dei locali commerciali. Un metodo insomma, per limitare,o almeno circoscrivere, quella situazione di sacrificio di volontà che ormai è sempre più frequente. Facendo allora un lontano paragone tra pubblico e privato e considerando come postulato il forte legame che sussiste tra volontà pura e libertà (anche nel diritto di votare), e in fondo, ritenendo che anche l’elettore, nell’esercizio del suo diritto, “spende” il proprio voto, perchè non proteggerlo dalle continue campagne elettorali occulte che si diffondono a macchia d’olio con strumenti non troppoi dissimili da quelli proposti nel decreto prima citato?
Occorre sicuramente un controllo tale che l’informazione sia “terza”, o , più che terza, semplicemente accessibile a tutti. Perché trovo demente più democratico, che politici quali Ignazio La Russa facciano la guerra delle torte il sabato sera su canale cinque (uno dei canali con il massimo share)(n.b.ovviamente è un caso che sia della coalizione di destra, è solo un esempio..) e poi si oscuri qualche manifesto elettorale per mettersi a posto la coscienza. Una bella comunione, col peccato ancora in corpo.se chiudo gli occhi me ne vengono mille di motivi per cui provo disgusto per questa democrazia che è solo un cenotafio, che ci degrada da cittadini ad automi consenzienti.
Nella più totale inconsapevolezza viviamo quello che Orwell aveva immaginato come fantascienza e che ora è tristemente attuale.
Porre un rimedio a tutto ciò? Oltre il recupero dei valori costituzionali nelle leggi, oltre un maggior controllo di quanto viene stampato e rappresentato attraverso il tubo catodico, credo che la riforma debba iniziare dalla scuola prima di tutto.
Perché per quanto ben fornito d’informazioni attuali, un cittadino che non ha studiato e che quindi non riesce a comprendere la realtà nella sua pienezza e nei suoi simboli, sarà automaticamente un cittadino sfornito del suo più grande diritto e patrimonio, la consapevolezza.
A quanto pare questa piovra ha ben allungato i suoi arti, da una parte opprimendoci di un regime di disinformazione facendoci diventare non-uomini, non-cittadini e,dall’altra, attraverso l’attuazione una riforma scolastica che vuole svuotare le scuole superiori di ogni lontana formazione umanistica, giustificandola con la parola magica del“progresso “, e poi distruggendo l’università.
Il voto che offriamo alle eminenze grigie che si nascondono questo regime mediatico, anzi multimediale, arriva con i nostri 18 anni.
Ma il sacrificio delle nostre coscienze e conoscenze inizia molto prima.
Gabriel con quel avatar non ispiri tanta fiducia,non potevi scegliere meglio?! ciao
grazie diego

ma la fiducia è una virtù dei creduloni;io devo ispirare riflessioni,il che è diverso.
di solito riflette chi non ha fiducia né fede!
A Gabrie', Ma Magnate N'Emozionee..!!!
Aver fiducia non significa essere creduloni,guai a quell'uomo che è convinto di poterne fare a meno.
Tutti abbiamo fiducia in qualcosa altrimenti sognare non servirebbe a niente.
ciauz!
Concordo col discorso sulla democrazia e sul suo rapporto con i mass-media.
In effetti, le vicende di questi giorni (e mi riferisco in particolare a vallettopoli e al coinvolgimento di alcuni politici - es. Mastella - in processi mediatici sulla vita delle persone) ci fanno rendere conto di come i mass-media, soprattutto in periodi di campagna elettorale possano influenzare il voto ed incidere sui principi fondamentali di democrazia che reggono il nostro paese. Gli strumenti mediatici si fondano sulla possibilità di portare a conoscenza del vasto pubblico quantità di informazioni che come tali incidono sull'opinione pubblica concernente il "personaggio politico". La democrazia, a mio avviso, è un'utopia sul piano pratico. Tuttavia, concordo con chi si impegna per ridurre le pecche del sistema e per chi non si accontenta solo di regole formali di funzionamento del sistema (garantendo il governo alle maggioranze e l'opposizione alle minoranze, con il diritto di queste ultime di poter diventare a loro volta maggioranze), ma anche degli aspetti sostanzili che vanno ad incidere sul principio in esame. Tutti sappiamo che la giustizia in sé non sarà mai assicurata in assoluto per le disfunzioni naturali che qualsiasi sistema (governato dagli uomini) ha in se, ma tutti si impegnano da secoli per migliorare e realizzare un principio fondamentale che concerne la persona umana. Ed analoga cosa vale per la democrazia (nella quale rientra, a mio avviso, la stessa libertà assicurata attraverso la giustizia). La democrazia è una parola che "grida" e alla quale non si può non obbedire nelle sue diverse forme per la maggiore libertà di tutti!
Baci, dody
che dire...sarà che sono piuttosto stanco...ma inizio a credere che davvero sia tutto inutile.
.
mi sto dando a un certo qualunquismo snobistico e disincantato:studio,cerco di laurearmi e di fare qc;ma i massimi sistemi non li guardo neanche di sbieco. Non che prima io fossi capace di comprenderli, ma almeno tentavo con tanta buona volontà
Adesso,non lo so...m sembra che il cittadino sia inerme e in balia di ingranaggi troppo complessi e spietati.allora forse meglio un esistenzialismo potente;e dire sempre no grazie al comunità,che in fondo vuole solo fregarti.
PS:dody,chiunque tu sia:SCUSA!non è il tuo commento che mi ha indotto a tanto!
erano cose che pensavo e colgo l'occasione di dire (ai pochi cui possa interessare!).